“Il mare non sa niente del passato. Sta lì, non ci chiederà mai di spiegargli nulla. Le stelle, la luna, stanno lì, e continuano a illuminarci, brillano per noi. Che cosa vuoi che importi, a loro, quello che è successo? Ci fanno compagnia e ne sono felici.”

Quale segreto e potente stimolo porta un avvocato (con quattro figli, per di più) a dedicare regolarmente un’ora al giorno alla scrittura ogni mattina prima di andare in ufficio? E perché un primo romanzo ambientato (con tutte le difficoltà storiche del caso) nella Spagna del XIV secolo?

Abbiamo cercato qua e là nelle interviste e negli articoli pubblicati in Spagna – dove il libro è uscito da circa un anno, suscitando l’entusiasmo dei lettori e vendendo quasi un milione di copie – le risposte a queste domande, senza però ritrovarle del tutto.

La storia italiana, pur essendo differente da quella spagnola, ha comunque delle forti affinità con questa, che sentiamo a noi vicina, e siamo certi che questo fattore, unito alla ricchezza e complessità della vicenda narrata, ne faranno un successo anche in Italia.

Protagonista è un giovane, Arnau Estanyol, che vediamo nel corso degli anni passare da servo della gleba a bastaix, come veniva definito nel Medioevo lo scaricatore di porto, e trasportatore di pietre per la costruzione della chiesa di Santa María del Mar, la straordinaria cattedrale gotica di Barcellona – sulla quale Falcones si è a lungo documentato – fino a diventare un libero signore e ricco banchiere, passando, com’è naturale attraverso un’infinita serie di peripezie.

“Il quartiere della Ribera de Mar di Barcellona, in cui si stava costruendo la chiesa in onore della Vergine Maria, era cresciuto come un sobborgo della Barcellona carolingia, circondata e fortificata dalle antiche mura romane. Alle origini era un semplice quartiere di pescatori, scaricatori di porto e gente di umili origini. Già allora aveva una piccola chiesa, quella di Santa María de les Arenes, edificata nel luogo dove si supponeva fosse stata martirizzata santa Eulalia nel 303 […] Adesso che il quartiere della Ribera era diventato una zona ricca e prosperosa, la vecchia chiesa romanica in cui si recavano i pescatori e la gente di mare per venerare la loro patrona si era rivelata troppo piccola e misera per gli ormai facoltosi e agiati fedeli […] Avevano cominciato a costruire Santa María del Mar per il popolo e grazie al popolo, come attestava la prima pietra dell’edificio, collocata nel punto esatto in cui sarebbe sorto l’altare maggiore e dove, diversamente da quanto succedeva con i cantieri che avevano l’appoggio delle autorità, venne scolpito solo lo scudo della parrocchia, a dimostrare che quel tempio, con i relativi diritti, apparteneva solo ed esclusivamente ai parrocchiani che l’avevano voluto: i più ricchi con i loro soldi e i poveri con il loro lavoro”.

Questa è la cattedrale, questo lo spirito che ne animava la costruzione. Ma nel romanzo, pur dandogli il titolo, è lo sfondo di una storia ben più complessa.

Il testo è scandito da capitoli che con il loro nome segnano la strada del protagonista verso il riscatto. Si parte da Servi della gleba (è con il padre che Armau sfugge a questa condizione raggiungendo Barcellona dalla campagna), poi Servi della nobiltà, che si apre con un Arnau di appena otto anni e si sviluppa raccontando anche la profonda amicizia con lo sfortunato Joanet e il legame filiale con la Madonna, fino ad arrivare alla morte del padre e all’odio profondo che si insinua nell’animo di Arnau, testimone delle ingiustizie suffragate dal potere, e chiudersi con la sua ammissione al gruppo dei bastaixos. Il terzo grande capitolo si intitola Servi della passione: Arnau ha ormai 18 anni e trova moglie, Maria, continuando a svolgere il suo lavoro di bastaix. Aderisce anche alla confraternita per la costruzione della chiesa di Santa María del mar, vive visceralmente il suo rapporto con la Madonna e passionalmente quello con un’altra donna, Aledis. E poi arriva la guerra e per Arnau l’esistenza cambia completamente quando sceglie di prendervi parte. Siamo nel 1343: incombe anche la peste, che spazza migliaia e migliaia di spagnoli e papa Clemente VI incolpa di questo gli ebrei. Ecco che la Storia traccia la sua trama e ingloba il nostro protagonista trascinandolo in numerose avventure più o meno drammatiche sino a farlo incappare nell’Inquisizione e nel suo terribile potere di vita e di morte.

Il valore del romanzo sta forse proprio in questo: nel saper bene mescolare la ricostruzione storica, fatta seguendo la Crónica di Pietro III, con l’immaginazione narrativa, dando vita a un personaggio e a moltissimi comprimari, credibili e interessanti. Finiremo di seguirne le vicende nella quarta parte, intitolata Servi del destino, che non vi anticipo ora perché ricca di colpi di scena che rimescolano più volte le carte e devono per questo essere gustati interamente.

Gridare all’evento è come urlare “al lupo” nella celeberrima storia di Pierino. Troppe volte e con troppa veemenza è stato fatto e nessuno ci crede più. Parliamo allora di romanzo appassionante e ben scritto, che non deluderà i lettori che hanno amato I pilastri della terra di Ken Follett (opera a cui tutti i critici fanno riferimento), o anche Il nome della rosa, i romanzi di Valeria Montaldi…

Chissà come sarà il prossimo libro di Falcones, a cui pare stia già lavorando. Il successo de La cattedrale del mare dicono lo abbia spinto a dedicare più ore alla scrittura, almeno un paio al giorno. 

 

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