Mario Vargas Llosa ha vinto il premio Nobel per la letteratura. L’autore peruviano, 74 anni, è stato premiato per «la sua mappatura delle strutture del potere e per le immagini incisive con cui ha dipinto la resistenza, la rivolta e la sconfitta dell’uomo».Vargas Llosa giunge al successo nel 1963 con il romanzo ‘La ciudad y los perros’, seguito da ‘La casa verde’, dove lo stile narrativo particolarissimo viene fuori.L’unico scrittore sudamericano a vincere il Nobel per la letteratura prima di lui era stato Gabriel Garcia Marquez nel 1982.

Tra i principali esponenti della rinascita della narrativa sudamericana insieme a Gabriel García Márquez (unico altro narratore Premio Nobel sudamericano), inizia la propria carriera letteraria nel 1959 con la raccolta di racconti Los jefes. Ma il vero successo giunge nel 1963 col romanzo La ciudad y los perros, pubblicato in Italia da Feltrinelli nel 1967 e ambientato nell’accademia militare di Lima, frequentata dallo stesso scrittore. Il libro, redatto con una particolare tecnica narrativa in cui narrazione e sovrapposizioni di tempi e piani si alternano in uno stile quasi cinematografico, viene però inizialmente addirittura bruciato in Perù perché considerato dissacrante[2]. La medesima tecnica narrativa è riutilizzata anche nel seguente La casa verde (1966), in cui narra le vicende di una casa chiusa a Piura.

Il terzo romanzo pubblicato è Conversación en la Catedral, nel 1969, una dura analisi della vita politica e sociale del proprio paese.

Segue nel 1973 il romanzo satirico Pantaleón y las visitadoras, seguito a sua volta da La tia Julia y el escribidor (1977), che lo vedono cimentarsi con uno stile diverso, improntato sull’ironia.

Con La guerra del fin del mundo del 1981, in cui ripercorre le vicende nel movimento millenarista del profeta brasiliano Antônio O Conselheiro (Antonio Il consigliere), si spinge ancora più a fondo nelle vicende brasiliane, conducendo una lucida analisi dei contrasti fra la società costiera nello stato di Bahia, prevalentemente intellettuale e progressista, e la popolazione più arretrata e conservatrice dell’interno. L’impostazione dell’opera è in gran parte pessimistica, e mostra sconsolatamente come le zone meno evolute siano schiacciate dai fermenti delle altre.

A quest’opera capitale fa seguire Historia de Mayta (1984) che affronta il tema del terrorismo, Quién mató Palomino Molero? (1986), un giallo dal risvolto sociale, Elogio de la madrasta (1988), un libro erotico, e El hablador (1987), tutti romanzi legati da un filo di fondo politico sociale.

Pubblica poi El pez en el agua (1993), proprio riguardo la propria esperienza in politica, e Lituma en los Andes (1993), un giallo che gli vale il Premio Planeta.

Nel 1997 pubblica Los cuadernos de don Rigoberto seguito tre anni dopo da La festa del chivo e da El paradiso en la otra esquina nel 2003 e da Travesuras de la niña mala nel 2006.

Nel 2010 vince il Premio Nobel per la letteratura per «la propria cartografia delle strutture del potere e per la sua immagine della resistenza, della rivolta e della sconfitta dell’individuo».

Se numerose opere di Vargas sono influenzate dalla società peruviana, molte sono anche quelle incentrate sull’Europa, continente nel quale Llosa ha vissuto larga parte della sua vita a cominciare dal 1958 (in particolare Spagna, Inghilterra e Francia), tanto da ricevere la cittadinanza spagnola nel 1993.

In Italia è pubblicato da Einaudi.

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Vargas_Llosa

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