Film nel Sacromonte dal 14 al 16 agosto 2012

Programmazione film nel Museo Cuevas del Sacromonte

Tutte le attività iniziano alle 22h      Prezzo: 3€

– Martedì 14 agosto

I gatti persiani

Regia: Bahman Ghobadi. 2009  Iran  

Sceneggiatura: Bahman Ghobadi, Hossein Mortezaeiyan, Roxana Saberi 

Foto: Turaj Mansuri 

 

Un ragazzo e una ragazza che hanno già avuto dei guai con la giustizia iraniana decidono, una volta usciiti di prigione, di formare una band rock. Si tratta di un’attività proibita dal regime e i due debbono cercare gli altri componenti cercando di non farsi scoprire. Al contempo iniziano a pianificare la fuga dal Paese che li opprime attraverso l’acquisto di passaporti falsi. Questo consentirebbe loro di avere anche la speranza di poter suonare in Europa. Ma i documenti costano cari e il rischio che la polizia interrompa brutalmente la loro attività si fa sempre più forte.

Ci sono film che hanno un valore di denuncia che va al di là della loro qualità artistica. Ci sono film poi che invece conservano un loro stile al di là del messaggio che intendono veicolare. Quello di Barman Ghobadi si colloca nella seconda categoria. Chi ha in mente il cinema iraniano fatto di lande desolate, scene ripetitive, tempi morti sul piano narrativo, qui ha l’occasione per respirare un’aria nuova. Con grande coraggio e rischiando personalmente Ghobadi ha girato un film senza autorizzazione, è riuscito a realizzare riprese in esterni talvolta corrompendo agenti con l’offerta di dvd ‘proibiti’ (compresi quelli dei suoi film precedenti) ed ha così potuto offrirci il ritratto di una Teheran nascosta in cui i giovani cercano di resistere come possono a un regime teocratico in cui il divieto di qualsiasi forma di espressione non allineata viene represso. Non è un caso che alla sceneggiatura abbia partecipato la compagna del regista, la giornalista di origine americana Roxana Saberi. 

Costei, arrestata con il pretesto di un’accusa di spionaggio, è stata liberata esattamente due giorni prima della proiezione del film a Cannes. Il regime ha capito che, in caso contrario, la cassa di risonanza mediatica sarebbe stata troppo forte e che gli echi sarebbero stati colti da quella ‘pericolosa opposizione’ costituita dai giovani che vogliono esprimersi anche con la musica. Perché i gatti persiani possono essere costretti ad apparire come animali da salotto. Ma non bisogna dimenticare che possono (e un giorno lo faranno) sfoderare le unghie. Nel frattempo Ghobadi ha dovuto autoesiliarsi.

 

– Mercoledì 15 agosto

Inside Job
 
 
Regia: Charles Ferguson, Stati Uniti 2010 
Musica: Alex Heffes 
Foto: Svetlana Cvetko, Kalyanee Mam 
Montaggio: Chad Beck Adam Bolt
 
Inside Job ha inizio con uno sguardo sull’Islanda, considerata, fino a qualche tempo fa, una democrazia stabile, un paese modello. Un buon posto dove andare a vivere, in cui, però, nell’ultimo decennio, una politica dissennata, dando il via alla deregolamentazione, ne ha determinato la rovina, sul piano ambientale, economico e sociale. Una bolla speculativa, dovuta alla privatizzazione delle banche che con la bancarotta nel 2008 della Lehman Brothers e Aig ha gettato l’Islanda e il mondo intero sul lastrico.
Suddiviso in cinque capitoli, il documentario esamina la crisi globale del 2008 e di cui tutt’ora si pagano le conseguenze, di quello che qualcuno ha definito “tsunami” economico, contestualizzando con precisione la situazione, facendo un passo indietro, mostrando i come e i perché si sia arrivati impreparati a quei drammatici giorni, incapaci di porre rimedio a un meccanismo che, una volta inceppato, ha travolto in maniera inarrestabile l’economia mondiale, causando una recessione senza precedenti. 
Avvalendosi di economisti, giornalisti, docenti, alternando interviste e dichiarazioni di banchieri, esponenti politici a materiali d’archivio, il film con un ritmo implacabile – risalendo fino agli anni ottanta e individuando nella deregolamentazione finanziaria, voluta dall’amministrazione di Ronald Reagan, l’origine del tutto – formula il proprio j’accuse con grande maestria, conducendo lo spettatore in un viaggio all’interno del mondo finanziario statunitense. Ne emerge un ritratto allarmante, un’inquietante relazione tra esponenti del mondo economico e della sfera politica, sia a destra che a sinistra, di ieri e di oggi.
Inside Job mostrando e “spiegando” quel che è accaduto, rende facilmente comprensibili termini quali cartolarizzazione, strumenti derivati, prestiti predatori. Charles Ferguson, autore del documentario, laureato a Berkeley in matematica, mostra di conoscere bene la materia di cui parla, opponendo al cine-pugno di Michael Moore e al suo parti pris, un film teso come un thriller, dal ritmo impeccabile e dalla struttura classica.
Premio Oscar nel 2011.

– Giovedì 16 agosto

L’illusionista

Regia: Sylvain Chomet, Francia 2010 

Sceneggiatura: Sylvain Chomet, Jacques Tati  

Musica: Sylvain Chomet

 

Un illusionista nella seconda metà degli Anni Cinquanta vede progressivamente sfuggire il proprio pubblico. Il palco spetta ora alle star del rock’n’roll e non più a lui che è costretto ad esibirsi a feste, in teatri di terz’ordine o, peggio, in bar e caffè. Un giorno, però, costretto a esibirsi in un pub sulla costa occidentale della Scozia, incontra Alice, una ragazzina innocente che gli cambia la vita. Alice è un’entusiasta che crede che i suoi trucchi siano realtà e che decide di seguirlo ad Edimburgo. L’illusionista non ha il coraggio di toglierle le illusioni. Ma un giorno Alice crescerà.

Al Centre National de la Cinématographie di Parigi giaceva da mezzo secolo una sceneggiatura – mai divenuta film – classificata come “Film Tati nº 4”. La figlia di Jacques Tati, Sophie Tatischeff, ha iniziato a considerarla come una lettera d’amore inviatale da suo padre. Non voleva che restasse in un archivio ma non desiderava neppure (ovviamente) che finisse nelle mani sbagliate. Ha ora trovato a chi affidarla con un esito soddisfacente.

Solo Sylvain Chomet, regista di Appuntamento a Belleville, poteva pensare di affrontare l’impresa di far rivivere Tati senza Tati. Lo fa con grande rispetto e, al contempo, con il piacere della rivisitazione. Perchè in un’epoca in cui solo il 3D sembra poter avere un pubblico, proporre un’animazione in 2D senza essere la Disney de La Principessa e il Ranocchio può costituire un rischio. Che però vale la pena di affrontare se si vuole andare a ricreare il cuore di una poesia che seppe (e sa ancora) farsi cinema.

 

Fuente: www.sacromontegranada.com/ 

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